Sapidi baci. Di pietanze e d’amori nasce come atto di riconoscenza verso Giuseppina Perusini Antonini (1874–1975), donna che seppe attraversare il Novecento friulano lasciando un segno profondo e duraturo nella cultura, nell’agricoltura e nell’identità del territorio. A cinquant’anni dalla sua scomparsa, il Teatri Stabil Furlan le dedica uno spettacolo che non è semplice rievocazione, ma restituzione consapevole di una figura femminile straordinaria, capace di coniugare visione imprenditoriale, sensibilità artistica e responsabilità civile.
Pittrice e scrittrice, ma soprattutto donna capace di assumere il comando del proprio destino in un’epoca che raramente lo consentiva, Giuseppina Perusini Antonini, alla morte del marito Giacomo Perusini, caduto nella Prima guerra mondiale, guidò l’azienda di famiglia verso la modernità. Avviò il rilancio dei vini friulani sui mercati nazionali e internazionali, affermandosi come una delle prime protagoniste femminili dell’enologia italiana. Luigi Veronelli, che la conobbe quando era ottantenne, la descrisse come una delle donne più affascinanti e carismatiche mai incontrate. L’Azienda Perusini è tra le cinquanta happy few inserite da Veronelli nel Gotha de “I Vignaioli Storici Italiani” (1986).
La sua azione non si limitò all’impresa: Giuseppina fu interprete lucida e colta del territorio, consapevole che vino e cibo fossero espressione di una civiltà, di una storia e di una comunità.
Questa visione trovò forma compiuta nel 1962 con Mangiar e ber friulano, prima raccolta a stampa delle tradizioni enogastronomiche regionali: un’opera pionieristica che anticipò di decenni il concetto contemporaneo di patrimonio gastronomico come bene culturale. In quel libro, come nella sua vita, la cucina diventa racconto identitario, gesto d’amore, luogo di trasmissione della memoria.
È a questa donna, alla sua complessità umana e intellettuale, che Sapidi baci. Di pietanze e d’amori rende omaggio. Lo spettacolo che ha debuttato lo scorso dicembre a Villa Pace di Tapogliano, intreccia parole, musica e immagini in un viaggio teatrale che restituisce la profondità psicologica di Giuseppina, il suo rapporto con il tempo, con gli affetti, con la terra e con il sapere. Il cibo e l’amore diventano chiavi simboliche attraverso cui leggere una vita segnata da perdite, scelte coraggiose e visioni lungimiranti.
Dopo di lei, il figlio Gaetano, professore all’Università di Trieste, proseguì e ampliò la ricerca sull’agricoltura e sui vitigni tradizionali, mentre l’altro figlio, Giampaolo, si dedicò in particolare alla selezione della Ribolla Gialla.
Scrive su di lei Giovanni Comisso (1895–1969):
Sembrava un’antica signora uscita dalla cornice di un quadro, eretta nella figura esile, salda nel passo leggero, i bianchi merletti del collo e sul petto, corrispondevano ai bianchi capelli, e all’oro dei polsi e della catenella, corrispondeva lo sguardo rilucente. Come quella Rocca (Bernarda) dominava da ogni finestra il paesaggio disteso e lontano dei colli e di montagne di quella terra friulana, e dominava anche il tempo con tutte le sue vicende passate, tra l’una e l’altra guerra, così anche quella nobildonna con il suo parlare lento, fresco e preciso, dominava i ricordi, le ancora zampillanti lusinghe della vita e la consuetudine nel ricevermi. Ella…era al centro di quella Rocca, di quella casa, come il focolare friulano è al centro della cucina, ma appariva come la grande madre dalla quale dipende ogni ordine.
I testi di Fabio Turchini, la regia di Bettina Carniato e le scenografie di Andrea e Claudio Mezzelani costruiscono una narrazione misurata e intensa, affidata agli attori Giuliano Bonanni e Bettina Carniato e sostenuta da una raffinata partitura musicale. Il soprano Giulia Della Peruta, la cantante Barbara Errico, Antonino Puliafito al violoncello e Romano Todesco alla fisarmonica accompagnano la scena come una memoria sonora che attraversa epoche e sentimenti.
Lo spettacolo è parte di un progetto culturale più ampio, sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia, che intende restituire centralità all’eredità di Giuseppina Perusini Antonini. In questo percorso si inserisce anche la futura riedizione in lingua friulana, curata dall’ARLeF, del ricettario Mangiar e ber friulano (Franco Angeli Editore), attesa per il 2026: un gesto che riafferma il valore della lingua e della cultura friulana come strumenti vivi di conoscenza e continuità.
In Sapidi baci, come nella vita di Giuseppina Perusini Antonini, tutto converge verso un centro: una donna capace di tenere insieme tradizione e modernità, rigore e sensibilità, impresa e cultura. Ricordarla oggi significa riconoscere che il Friuli contemporaneo deve molto a figure che seppero trasformare la memoria in progetto e il sapere in futuro.












