Nel cuore della bassa pianura friulana, a Tapogliano, Villa Pace si presenta oggi come un luogo della memoria ritrovata, ma soprattutto come un laboratorio di riflessione sul senso profondo del patrimonio culturale privato in Italia. Il volume Casa Pace. Una famiglia e una villa tra Venezia e Impero, curato da Liliana Cargnelutti e pubblicato da Gaspari Editore, non nasce come semplice ricostruzione genealogica o monografia architettonica, bensì come un’opera di ampio respiro, capace di intrecciare storia familiare, del territorio e responsabilità civile.
La lunga vicenda della famiglia Pace — che dal Trecento giunge fino al Novecento inoltrato, attraversando Venezia, Gorizia, Udine, Graz e Vienna — diventa qui chiave interpretativa di una realtà ben più vasta: quella delle dimore storiche disseminate nei piccoli comuni italiani, beni non delocalizzabili, profondamente radicati nei luoghi e per questo essenziali alla costruzione dell’identità nazionale. Villa Pace, sorta in un’area di confine tra mondo veneto e asburgico, porta inscritto nella propria architettura, nelle decorazioni pittoriche, nelle raccolte librarie e documentarie, il segno di questa pluralità culturale.
Il libro assume consapevolmente il valore di un modello, nel senso più alto del termine: una rappresentazione strutturata della complessità che consente di renderla intelligibile. Raccontando le scelte, l’impegno e talvolta le difficoltà di Teresa Perusini e Giacomo Pace, l’opera illumina la condizione di molti proprietari di dimore storiche, chiamati a custodire una parte significativa del patrimonio culturale della Nazione spesso in assenza di adeguati strumenti istituzionali di supporto. Ne emerge con forza la multidimensionalità di questi beni: storica, artistica, sociale, economica e simbolica.
Il restauro di Villa Pace, avviato venticinque anni fa e consapevolmente inteso come never ending work, si configura come un passaggio di testimone tra generazioni. Non un’opera destinata a essere conclusa, ma un processo continuo di cura e conoscenza. In piena coerenza con il pensiero di Cesare Brandi, il restauro si rivela qui un momento privilegiato per la conoscenza dell’opera d’arte: le pitture murali a grisaille del piano nobile, riportate alla luce, hanno aperto nuove prospettive sugli orientamenti culturali della famiglia alla fine del Settecento; le indagini archivistiche hanno permesso di ricostruire passaggi dinastici e relazioni fino ad allora dimenticati.
Il volume si distingue anche per l’ampiezza e la qualità del lavoro scientifico. Storici e storici dell’arte sono stati chiamati non solo a studiare la famiglia Pace, ma a collocarla nel più ampio contesto politico, culturale ed economico del Friuli veneto e imperiale tra Seicento e Settecento, fino ai drammatici eventi delle due guerre mondiali. La perdita di interi archivi familiari, distrutti durante il bombardamento di Gorizia del 1917, ha reso la ricerca ancora più complessa, imponendo un paziente lavoro di ricomposizione attraverso fondi archivistici italiani e austriaci: un esercizio esemplare di rigore metodologico e cooperazione internazionale.
Ma Casa Pace è anche un libro profondamente contemporaneo. Attraverso la riflessione sulla cura e custodia delle opere del passato, l’opera interroga il nostro presente, segnato da velocità, omologazione ed efficienza intesa come valore assoluto. In controtendenza, la dimora storica si afferma come spazio di resistenza culturale, luogo in cui la lentezza diventa conoscenza e la complessità una risorsa.
Villa Pace diventa così paradigma di un’economia civile fondata sulla bellezza, sulla responsabilità intergenerazionale e sul legame con il territorio. Un bene privato che, per sua natura, assume una funzione pubblica: presidio culturale, motore di sviluppo sostenibile, strumento di soft power per il Paese. In questo senso, il libro non è solo un traguardo celebrativo del venticinquesimo anniversario del restauro, ma un atto di testimonianza e un appello alle istituzioni e alla società civile affinché riconoscano, sostengano e condividano una visione di lungo periodo.
Casa Pace ci ricorda, infine, che non siamo chiamati a terminare l’opera, ma non ci è lecito sottrarci a essa. È in questa consapevolezza, insieme umile e alta, che risiede il significato più profondo del progetto: trasformare la cura del passato in una scelta di vita e in un bene comune.
Il volume è stato presentato martedì 2 dicembre 2025 nella Sala convegni della Fondazione Friuli a Udine alla presenza della curatrice, la professoressa Liliana Cargnelutti. È disponibile in libreria e online cliccando qui: Casa Pace. Una famiglia e una villa tra Venezia e Impero.










